Dio galleggia in acque internazionali

Debutto il 13 aprile 2012 Teatro Sociale di Como

La notizia è una di quelle che deve rimanere segreta. Di cui non si può parlare.

In acque internazionali galleggia, esanime, il Cadavere di Dio.

Inconcepibile: come può Dio essere annegato se suo figlio, sulle acque, ci camminava?

Ma se ci fosse ancora qualche dubbio di identificazione, ci pensa l’arcangelo Gabriele a dissiparlo: l’immensa massa di carne che galleggia esanime nelle Acque del Mondo è proprio il Corpo di Colui che quelle Acque e quel Mondo ha creato.

Ma un morto è comunque un morto; e davanti alla morte sono tutti uguali.

Che fare, dunque, del cadavere?

Aspettare che risorga?

Provare a trascinarlo fino al polo Nord per tentare di conservarlo fra i ghiacci?

Inabissarlo per sempre e far finta di niente?

O metterlo in mostra, affinché tutti vedano e sappiano?

Questo è il dilemma che attanaglia, in una base militare segreta, un gruppo di scienziati, militari e teologi messi a conoscenza del problema. Mai decisione fu più sofferta: esclusa quella di Ponzio Pilato, forse.

La scoperta, questo è certo, non deve trapelare: se si venisse a conoscenza della verità, Dio solo sa che cosa potrebbe accadere al Mondo.

La notizia, però, non rimane nascosta a lungo: ben presto la bomba esplode e scatta così una esilarante e folle corsa contro il tempo, prima che il corpo di Dio marcisca e venga divorato da tonni, squali e cernie. A popolare questo mondo di terre e di acque una folla di personaggi paradossali e grotteschi: Capi di Stato pronti a prendere il posto del Divino Defunto, Vescovi in crisi di identità, Atei Militanti, Spie, Terroristi e Semplici Marinai.

Oltre, naturalmente, a centinaia di migliaia di pesci: multiformi, coloratissimi, e soprattutto molto, molto affamati.

Una lucida riflessione su come l’ideologia annebbi gli occhi degli uomini. Una commedia grottesca, graffiante ed irriverente, che prende di mira l’ottusità, l’egoismo, l’arroganza degli esseri umani che, nel nome del Signore, inseguono solo i propri egoismi e la propria bramo­sia di potere.

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